Il caso umano sono io che mento dicendo di avere addirittura due figli ormai grandi che hanno preso il volo e si sono fatti la loro vita, quando in verità non è vero.
Dovuta precisazione: sono un uomo, non una donna.

Lo dico perché la mancata paternità e la sofferenza che comporta non viene mai citata. Anzi, per il sentire comune è un problema che non esiste. Per la maggior parte della gente, a noi “maschi” dei figli non fregherebbe nulla, anche perché tanto potremmo averli fino a tarda età.
Ma quando non li hai con la donna che ami, non è che ti metti a guardarti intorno per vedere con chi farli.

E così, stanco di vedermi giudicato come persona incompleta, con lo stigma di chi “si è perso un pezzo di vita”, stanco di dovermi quasi giustificare per non aver seguito quella che viene considerata una via tracciata, me li sono inventati.
Ora mi pesa reggere la bugia, anche se si tratta solo di un ambiente di lavoro dove la confidenza non va mai oltre un certo limite.

Se mai dovessi dire la verità, credo che il giudizio sarebbe comunque di biasimo, anche se la mia bugia è stata del tutto innocua. Non ho mica chiesto assegni familiari, non ci ho lucrato, non ho avuto benefici di alcuna natura.
È stata una bugia detta a mio favore solo per non sentirmi fare la più inutile delle domande:
“Come è capitato?”
“Perché?”
O peggio ancora:
“Tra te e la tua donna, di chi era la colpa?”

Non importa.
La colpa è del destino. Punto.

La mancata paternità fa male quanto la mancata maternità, se nel tuo progetto di vita dei figli c’erano già da tempo. C’è chi sceglie legittimamente di non averne e chi invece li vuole. Sono due cose diverse, e continuare a far finta che non lo siano è una forma di violenza silenziosa.

E comunque, anche senza scomodare la genitorialità, il tema è più generale.
Viviamo in un tempo di eccesso di esibizione della felicità, una felicità alla quale saresti chiamato a partecipare per forza. A volte questa esibizione diventa quasi una forma di pornografia, solo che non ci sono corpi nudi in mostra.

Il punto è che, piaccia o no, la società ti riconosce come adulto e come individuo “realizzato” solo se affronti una serie di passaggi obbligati: