Quest’estate mi invita al suo matrimonio: “Segnati la data, mi raccomando”. Solo che il matrimonio, alla fine, si è svolto a metà dicembre, proprio a ridosso delle ferie e di quel periodo in cui ogni famiglia ha già il portafoglio in apnea tra regali, spese extra e imprevisti che si materializzano come funghi. Io, infatti, gliel’avevo detto subito con onestà: “Guarda, non so se riuscirò a venire. In quel periodo avrò comunque una spesa importante da sostenere. Se non ce la faccio, appena passa il caos ci organizziamo io e te e festeggiamo con calma, magari ci facciamo una cena come si deve”.

Lei però ci teneva davvero. Almeno così sembrava. Mi fa: “Ma figurati, non preoccuparti per la cifra. Non voglio regali, non voglio pensieri. Mi interessa solo che tu ci sia”. E io, che sono fatta così, mi lascio convincere: perché quando un’amica ti guarda in faccia e ti dice che conta la presenza, tu pensi “ok, sta parlando col cuore, non con la calcolatrice”.

Così, alla fine, con il mio compagno decidiamo di andare. Organizzazione, vestiti, spostamenti, tutto incastrato in mezzo a mille cose, ma ci andiamo. E proprio perché lei mi aveva messo le mani avanti sul discorso soldi, io metto una cifra simbolica: 50 euro. Non per tirchieria, non per fare la furba, ma perché quello era il gesto coerente con quello che mi era stato detto. Presenza prima di tutto, niente ansie, “basta che ci sei”.