Sono in uno studio di commercialisti per lavoro. Sono lì per un intervento tecnico sui server, cose noiose. L’ambiente è quello tipico: diverse postazioni, scrivanie tutte uguali, computer accesi, stampanti che lavorano in sottofondo, un silenzio quasi religioso. Nessuno parla, nessuno ride, tutti concentrati come se un errore di battitura potesse far crollare il PIL nazionale.

Io dovrei pensare solo a quello che sto facendo. Cavi, collegamenti, controlli, configurazioni. Dovrei essere lì con la testa sul lavoro, come una persona adulta e responsabile. Invece no.

A un certo punto la vedo.

È seduta alla sua scrivania, tranquilla, concentrata, con un maglione morbido, i jeans, le Vans. Bella in modo naturale, senza sembrare una che ci ha provato per ore davanti allo specchio. Acqua e sapone, semplice, elegante senza volerlo. Non la classica “bella da social”, ma quella bellezza che ti prende alla sprovvista mentre stai pensando ad altro.

E da quel momento, io smetto di capire più niente.

Continuo a lavorare, sì, ma in modalità automatica. Le mani vanno avanti, il cervello no. Dentro di me partono i film: “Ma quanto è carina”, “Ma guarda che sorriso”, “Ma perché non incontro mai persone così nella vita normale?”. In dieci secondi mi immagino già conversazioni, uscite, caffè, passeggiate, viaggi, mutui e cane incluso. Tutto senza averle nemmeno parlato.

Finisco la parte del lavoro all’esterno ed esco un attimo a prendere aria. E lì, fuori, mentre cerco di sembrare una persona normale, parte il dialogo interiore.

“Ok, ora o mai più. Se te ne vai senza provarci, poi ci penserai per anni. Dirai: ‘Dovevo farlo, dovevo almeno tentare’. Non sei più un ragazzino, se non fai una cosa adesso non la farai mai.”

Il problema è che non ho la minima idea di come fare.

Non sono uno da approccio sciolto, da battuta pronta, da “Ciao, scusa se disturbo, ti va un caffè?”. No. Io, sotto pressione emotiva, divento un idiota creativo. Il mio cervello va in tilt e produce solo soluzioni discutibili.

Rientro nello studio deciso a provarci… ed elaboro il piano più stupido mai concepito da un essere umano.