Sinceramente non so se il caso umano sono io o mio marito. Magari me lo dite voi, perché io oggi sono rimasta con la testa in fumo.

Perché oggi ho scoperto che puoi essere sposata da dieci anni, insieme da quattordici, avere tre figli e una vita incastrata al millimetro… e comunque qualcuno riesce a dirti una frase che ti fa sentire come se stessi vivendo abusivamente in casa tua.

Premessa: mio marito è una bravissima persona. Davvero. Uno di quelli che lavora, porta avanti la baracca, non mi ha mai fatto mancare niente. Ha un’attività in proprio che funziona bene, non siamo mai finiti “con l’acqua alla gola”, non c’è mai stato quel panico da fine mese in cui conti i centesimi e litighi per il latte.

E proprio per questo, per anni, lui è stato il primo a ripetermi:
“Se non vuoi lavorare, non devi. Stai con i bambini. La casa. La famiglia. Non ti serve.”

Io e la mia vita “da casa”: non sono in villeggiatura, eh

Abbiamo tre figli: 10, 8 e 5 anni.
Due in scuola privata.
Sport, attività, spese, vestiti che misteriosamente diventano piccoli ogni due settimane.
Abbiamo anche un aiuto in casa, perché con tre bambini non è che fai la casalinga zen: fai il project manager di un’azienda con clienti che urlano.

Io, in questi anni, ho costruito un equilibrio che mi sta bene.
Mi piace stare a casa. Mi piace gestire tutto. Ho hobby: pittura, palestra, estetica. Giardinaggio, cucina. Non mi sento “parcheggiata”. Mi sento utile. E anche parecchio.

E poi, scusate: il mercato del lavoro oggi è un posto dove ti vogliono disponibile sempre, pagato poco, e possibilmente senza figli, senza malattie, senza vita, senza dignità. Quindi sì: se posso evitare, evito.

Fin qui, tutto lineare. Tutto concordato. Tutto stabile.