La conversazione sulle vacanze (e la frase che mi ha fatto venire il tic)
Oggi si parla di vacanze estive.
Lui dice: “Quest’anno, con i rincari, meglio risparmiare e restare in Italia.”
Io: “Ok”.
Non sono quella che se non va a Bali allora piange in un angolo. L’Italia è bellissima, le spese sono tante, ci sta.
Poi, con la naturalezza di chi sta chiedendo “passami l’acqua”, mi fa:
“Magari potresti trovarti un lavoro part-time.”
E lì. Silenzio.
Non perché il part-time sia un insulto.
Ma perché io ho sentito proprio la frase nascosta sotto quella frase:
“Finora andava bene così, adesso no.”
Io ho 40 anni.
Sono fuori dal mondo del lavoro da anni. Non per pigrizia, ma perché la nostra famiglia è stata organizzata così. Con tanto di benedizione ufficiale.
Quindi adesso che faccio?
Vado in giro a dire: “Salve, sono una mamma di tre figli, cercavo un part-time possibilmente dalle 9 alle 12, con ferie quando chiudono le scuole, con flessibilità quando hanno la febbre e con stipendio che valga più di una pizza”?
Perché poi c’è il punto pratico, quello che nessuno considera mai finché non lo vive: i bambini chi li prende? Chi li accompagna? Chi li gestisce quando si ammalano? Chi segue compiti e routine? E se lavoro e poi pago babysitter, trasporti, extra… mi rimane cosa? Due euro e un esaurimento?
Ma soprattutto:
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