Chiederle un post-it e una penna.

Perché?
Non lo so.
Ancora oggi non lo so.

Vado da lei cercando di sembrare disinvolto, con quella finta sicurezza che usi quando dentro stai morendo.

“Scusa, per caso hai un post-it e una penna?”

Lei me li porge, gentile, sorridente, normale. Come se non stesse inconsapevolmente mandando in crisi un adulto funzionante.

Io prendo tutto e inizio a scrivere cose a caso. Letteralmente a caso. Numeri, sigle, appunti inutili, roba che non servirà mai a nessuno. Nemmeno a me. Scrivo solo per prendere tempo, perché non so come gestire la situazione.

Poi le riconsegno il blocchetto.

Ma insieme alla penna c’è un bigliettino.

Preparato prima, fuori, come se stessi organizzando una rapina.

C’è il mio numero e una frase tipo: “Scusa per il modo strano, ma non sapevo come fare. Se ti va un caffè…”

Lei guarda la penna, nota il biglietto, lo prende, lo osserva. Forse lo legge, forse no. Lo mette via. Non fa scenate, non sorride troppo, non si mostra infastidita. Reazione neutra. Professionale. Normale.