Ma il mio dolore no: quello me lo sarei dovuto tenere io, senza renderne conto a nessuno. Tanto, in fondo, non mi avrebbero creduto.
Tu sei uomo. Da quando gli uomini soffrono per la paternità?

Avrei voluto una vita regolare, normale, statisticamente parlando. Come molti. Non tutti, ma molti.
E no, avere una vita regolare e normale non è una merda. Non è da sfigati, non è da conformisti. E comunque sarebbe stato anche mio diritto essere conformista, se lo avessi voluto. Non avevo il bisogno di essere speciale.

Ma in tutto questo io ero l’uomo, quindi la mia sofferenza non contava.

Quel giudizio sottile me lo sono sentito addosso per anni, finché a un certo punto mi sono detto:
Ah sì? Dici che non sono completo così come sono? Che non sono abbastanza maturo, abbastanza consapevole?

E allora eccoli: ho due figli, già grandi, che vivono fuori e si stanno costruendo la loro vita.

Ho cambiato lavoro, ho avuto colleghi nuovi. Me la sono potuta inventare, tanto i colleghi che incontri a mezza età non diventano mai amici che ti entrano in casa.

E sapete che c’è?
C’è stato un effetto inatteso.

Chi credeva che io avessi figli ha finito per rispettarmi più di chi sapeva il contrario.
Un effetto non cercato, ma reale.
Ottenuto, malgrado tutto.