La mia è sempre stata una famiglia non particolarmente credente.
Mio nonno materno, carabiniere durante la guerra e secondo padre per me, era la persona più socialista e anticlericale che abbia mai conosciuto.
Ovviamente, in una sublimazione di coerenza, mia madre decise di mandarmi alle elementari dalle suore.
Perché? Perché sì.
Non solo: mi fece fare tutta la trafila dei sacramenti, fino alla cresima.
Perché? Sempre perché sì.
Credo fosse un misto tra “non ci credo, ma non si sa mai” e “meglio una cosa in più che una in meno”, tipo le pirofile che prendi coi punti della spesa.
Va da sé che, fino all’ultimo bollino del catalogo – la cresima, appunto – ero obbligato ad andare a messa tutte le domeniche.
Nessuno dei miei cuginetti godeva di questa immensa “fortuna”: solo io e mia sorella, che però, essendo più grande, completò prima la raccolta punti e mi mollò il testimone.
Ricordo che un sabato, avevo sette o otto anni, mi mangiai una bella panna cotta.
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