Di quelle col preparato in polvere e il caramello nella bustina, che sanno contemporaneamente di caramelle mou e Idraulico Gel.

L’effetto fu più o meno quello del disgorgante.
La mattina dopo mi svegliai con una nausea della Madonna (appunto).

Provai a convincere i miei che stavo davvero male, ma evidentemente non fui persuasivo: mezz’ora dopo ero già seduto tra i banchi della chiesa, con una suorina alla mia destra.
Sorda come un gatto bianco.
E, dettaglio non trascurabile, insegnante nella mia scuola.

Mi separava dall’uscita, distante tre metri, come una barriera architettonica del peccato.

Avete presente che da bambini il tempo è dilatato?
Ora immaginate una messa, con annessa nausea.

Tra un amen e un “perdonaci o Signore”, l’idraulico gel continuava imperterrito il suo lavoro.
Dovevo assolutamente guadagnare l’uscita.

Io, sussurrando alla suorina:
«Scusi, posso passare? Sto male.»
«N’HO CAPITO NÌ.»
«Devo passare, sto ma—SBRAAAAAAAAAH!!!»

E le mollai sulle gambe questa torta di panna cotta e vergogna, che gridava LIBERTÀÀÀ!!

Dopo l’iniziale sussulto, giurerei di averla sentita anche bestemmiare, ma non so se fosse stata lei o la suora.

Mi accompagnò a casa la madre di un compagno di scuola di mia sorella.
Che performance, ragazzi.

Dopo le scuse di mio padre, che ammise di non avermi creduto manco per il cazzo, passai la domenica ovviamente a letto.

Fui ancora obbligato ad andare a messa, ma in realtà me ne andavo in giro da solo tra i vicoli del paese.
Un gesto di pacifico e laico dissenso.

Ovviamente, da allora, non mangio più panna cotta.