Una decina di anni fa un nostro caro amico decide che, dopo diversi mesi, è finalmente arrivato il momento di presentarci la sua fidanzata. A suo dire, ha trovato una donna intelligente, simpatica e alla mano. Ottimo! Quale occasione migliore di una scampagnata in montagna tutti insieme?
Una cosa semplice e informale, giusto per metterla subito a suo agio.
Lei arriva alla partenza con un jumpsuit di raso chiaro (per chi non lo sapesse, una tuta intera elegante), sandali gioiello a suola piatta e una microscopica borsetta. Su insistenza di lui ha portato anche qualcosa che sembra un incrocio fra un golfino estivo e uno scaldacuore.
Qualcuno prova timidamente a far notare che l’outfit non è proprio adatto a una passeggiata in montagna, per quanto il percorso sia facile e a bassa quota. Ma lei ci tiene a precisare che roba casual o addirittura sportiva non l’ha mai messa e non inizierà certo ora che ha trent’anni.
Passiamo l’intera giornata ad aiutarla a superare ogni minimo ostacolo, impedirle di cadere, cambiare itinerario perché non può fare balzi, salite né tantomeno discese. Mangiare per terra? Impensabile. Dobbiamo trovare tavoli e panche perché “la signorina” non può sedersi sull’erba.
Una lagna perpetua: l’erba troppo dura che le fa prudere le caviglie, il freddo, l’ennesimo sassolino entrato nel sandalo, posti “troppo bassi” dove rischia di strappare il vestito. Non vuole mettere l’Autan perché “puzza”, ma si lamenta di passare il tempo a grattarsi.
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