I casi umani a volte li incontri in aereo, quando ti capita il posto lato corridoio.
Appena l’aereo tocca terra iniziano a fremere. Al rallentamento sulla pista hanno già tolto la cintura di sicurezza e chiamato i parenti. Appena si ferma, ti fissano con quegli occhi impazienti, manco ci fosse il buffet all’uscita dell’aereo.

Devono ancora attaccare la scala e loro già si lamentano della gente (come loro) che occupa il corridoio e non va avanti.
Nel frattempo continuano a fissarti nervosamente, e tu eviti il loro sguardo.

A un certo punto ti chiedono gentilmente di farti da parte perché devono scendere.
E certo, sia mai che magari io, a differenza loro, volessi restare sull’aereo e farmi un altro giro.

Gli fai notare che il corridoio è pieno di gente bloccata, ma loro vedono uno spazietto in cui potresti benissimo infilarti (?).
Ti alzi perché non hai voglia di fare storie e maledici quegli 8–10 euro non spesi per il posto al finestrino.

Ovviamente loro rimangono alzati e storti davanti al loro posto, perché non possono muoversi: l’ultimo spazietto libero lo hai occupato tu. Però intanto si portano avanti e cercano il trolley nel bagagliaio sopra, a tentoni. Lo trovano e ci si aggrappano come ci si aggrappa alla vita, e quasi ti cade in testa, perché no, non possono aspettare di essere davvero nel corridoio per tirarlo giù.

Tu li guardi come per dire:
“Ma guarda un po’, mi sono alzata eppure sei ancora bloccato come un cogl*one. Soddisfatto?”

E lui, che non ha capito assolutamente nulla:
“Visto, signorina? Se non usciamo subito non usciamo più.”