Lui, il runner entusiasta, mica lo sa che in realtà sogno di correre con addosso tutta la mia rabbia e di fulminare con lo sguardo chiunque sorrida a 32 denti alle sei del mattino (ma che caxxo ridi a fare a quest’ora?). E neanche lo sa quanto mi irritano quelle che corrono facendo svolazzare i pantaloncini al vento, leggere e felici. A me l’unica cosa che ondeggia è la ciccia delle cosce, e non c’è niente di poetico in questo.

Loro, i professionisti della corsa, mica lo sanno che in realtà me fa schifo, che l’unica cosa che apprezzo in una sana corsa è la doccia calda dopo. Ignorano totalmente che lo faccio esclusivamente perché, quando Dio distribuiva il metabolismo, io ero in fila per il sarcasmo.

Alcuni di questi professionisti, i più audaci, si lanciano in consigli non richiesti. Nel tempo mi è stato detto che mi copro troppo, che non alzo abbastanza le ginocchia, che tengo le braccia nella posizione sbagliata. Ma io dico: un pacchetto de caxxi vostra no, eh?

La prima volta che ho corso è stato per sette minuti sul tapis roulant e volevo chiamare il 118. Ho visto la Madonna, mi è stato rivelato l’ultimo mistero di Fatima e ho cominciato esclusivamente per dignità personale. Andavo in palestra ma sul tapis roulant ci camminavo e basta, con la massima pendenza, aggrappata alle maniglie come se dovessi superare una manche di Giochi Senza Frontiere. C’era pure un simpatico istruttore che si faceva delle grasse risate e mi perculava senza pietà. Ecco, è tutta colpa di quel maledetto se ho cominciato a correre.

Adesso mediamente vado tre volte a settimana e faccio in tutto tra i 30 e i 35 km. Ma mi fa ancora schifo correre. Non voglio farlo in compagnia di nessuno e soprattutto non voglio fare nessuna maratona.

Quindi, miei cari amici runners, io ve vojo bene, ma famose a capì: corro solo perché è gratis e lo puoi fare anche se sei un sociopatico. Non me parlate, non me date consigli. Se avessi voluto socializzare, me sarei iscritta a zumba.