e cioè che era pure cornuta dal momento che suo marito l’avevo visto una sera in un locale con un’altra. Non come pettegolezzo da bar, ma perché mi stava minacciando di “svergognarmi” come se io fossi la ladra della scena, quando l’unica cosa davvero imbarazzante lì era la sua aggressività e la sua fame di soldi.

Le ho detto che, se proprio aveva voglia di svergognare qualcuno, allora sarei stata io a raccontare al gruppo come stanno le cose: che mi ha trascinata a un matrimonio dicendo “non importa la cifra”, e dopo due giorni mi ha insultata perché non le tornavano i conti. E a quel punto ho chiuso la chiamata. Fine.

Perché va bene tutto, ma un’amicizia non può trasformarsi nel peggiore dei ricatti: “Vieni, non ti preoccupare… però poi ti presento il conto e ti umilio se non mi conviene”. Ecco, no. Se devo spendere energie e soldi, preferisco farlo per chi mi vuole davvero al tavolo, non per chi mi vuole solo nel bilancio.