Mi vergogno di me.
È da anni che sento la mia salute mentale peggiorare, soprattutto dopo la pandemia: l’università che trascino da quasi dieci anni (anche se ora l’ho ripresa e sto per laurearmi), periodi di lavoro alternati a mesi di fermo, contratti brevissimi — spesso di pochi giorni, al massimo uno o due mesi — e sempre sottopagati. L’ansia, che mi accompagna fin dall’adolescenza, è diventata sempre più debilitante.
Non sono mai riuscita a costruirmi una vera indipendenza e in famiglia non mi sono mai sentita davvero ascoltata: sempre paragonata agli altri, sempre quella “indietro”. A quasi trent’anni faccio fatica a vedere un traguardo che senta davvero mio.
Ho un passato di disturbi alimentari, relazioni quasi inesistenti e quelle poche tossiche, e la sensazione costante che il problema sia semplicemente… io.
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