Che belli, i matrimoni estivi.
Ispirata da una partecipazione di nozze per agosto che ho cortesemente declinato, colgo l’occasione per raccontare un memorabile episodio di casoumanesimo, categoria: Dio li fa e poi li accopp(i)a.
Più di dieci anni fa, una coppia di amici di un mio ex decise di sposarsi in pieno luglio. Motivo ufficiale: la sposa voleva a tutti i costi un abito “estivo”, comprato anni prima di conoscere quello che sarebbe diventato suo marito. Motivo poetico: desiderava pronunciare il fatidico sì con il sottofondo delle cicale. A quanto pare ignorava l’esistenza degli mp3, ma procediamo.
Un mese prima del matrimonio arriva una mail con le istruzioni.
Dress code: vietati nero e bianco (comprensibile), vietati anche rosso, giallo, oro, argento, viola e pesca — colore riservato alle damigelle, perché la sposa era canadese e quindi tutto era più complicato.
Banditi pantaloni corti, sabot, sandali e qualsiasi scarpa non elegante. Motivo: alla sposa non piacciono i piedi.
Quest’estate mi invita al suo matrimonio: “Segnati la data, mi raccomando”. Solo che il matrimonio,…
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