Credo che quel giorno il mio braccio sinistro abbia sviluppato finalmente una massa muscolare paragonabile a quella del destro (non entrerò nei dettagli dei motivi, che non sono affatto nobili).

Inizio il giro dei tavoli, mestolo in mano, aria concentrata.
Arrivo a un tavolo da sei persone, mi posiziono, affondo il mestolo nel sugo, raccolgo la pasta e mi preparo a servire Don John Smith.

Ed è lì che accade la tragedia.

Un maccherone — uno solo — cade sulla tovaglia candida come un agnello senza peccato, proprio davanti a lui.
Il prete mi guarda con un’espressione che dice chiaramente:
“Bravo stronzo che sei.”

In quel momento capii una cosa importante:
il mio istinto “fuggi o combatti” ha seri problemi di configurazione.

Perché la mia reazione si posizionò esattamente a metà tra le due opzioni.

Poso il mestolo.
Senza pensarci due volte prendo il maccherone con la mano
e lo rimetto dritto dritto nella teglia.

Silenzio.
Stupore generale.
Grida di disperazione dei commensali.
Faccia orripilata di Don John.

Io realizzo.
Lo guardo.
Lui mi guarda.
Io lo riguardo.

E sorrido.

Aho, io la buona volontà per garantirmi un posto in paradiso ce l’ho messa tutta.
Evidentemente, però, mi piace remarmi contro.