Il mio studio dà su una strada laterale piena di laboratori medici: sei, sette, forse otto.
Succede spesso che qualcuno passi, si confonda, scambi il mio per un altro e mi chieda indicazioni.
Sono qui da poco: alcuni posti li conosco, altri no; e quando i nomi vengono storpiati, buona fortuna a capire dove vogliono andare.
Stamattina arriva una signora. Le dico che il luogo che cerca non mi dice niente. Le elenco i posti che conosco, mi scuso perché non posso aiutarla.
Lei, offesissima:
«Fate sempre così, non sapete mai un cazzo.»
Rimango lì, interdetto. Le spiego che non voglio mandarla a caso, se no l’avrei già indirizzata.
Lei rincara: dice di non avermi fatto una domanda difficile, che o sono stupido o sto mentendo — e secondo lei sto mentendo. Poi aggiunge che tanto mi farà “una pubblicità spietata”.
Piccola parentesi: chi vi minaccia così parlerà malissimo di voi comunque, a prescindere da come vi siete comportati.
Comunque, mi si spegne il cervello.
Ma cosa vi passa per la testa quando minacciate qualcuno per delle indicazioni?
Le ripeto il nome che aveva detto. Poi lo ripeto cambiando una parola, e le chiedo se per caso intendesse quello.
Lei sbotta:
«E che cazzo vuole che ne sappia io?»
Illuminazione: tre quarti dei posti qui iniziano per “Fisio-”, “Medi-”, eccetera. È un miracolo orientarsi.
Le dico allora:
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