Ieri mi sono venuti addosso.
Di nuovo.
Sì, la seconda volta quest’anno.
A quanto pare la mia macchina ha un magnete per i danni. Fortuna vuole (si fa per dire) che stavolta il danno sia stato più contenuto rispetto alla scorsa botta epica.
Un progresso, no?
Ero tranquillamente fermo in un parcheggio, intento a gustare il mio pranzo gourmet: una piadina fredda con speck, maionese ed emmenthal del Lidl, con una bottiglietta d’acqua che nemmeno nei film post-apocalittici, quando all’improvviso la macchina ha cominciato a tremare.
Per un attimo ho pensato: “Ok, è un terremoto. Adesso si aprirà un sinkhole e verrò inghiottito. È la fine”.
Invece no. Era solo un’altra macchina che stava parcheggiando letteralmente dentro la mia.
Scendo, con la calma di un istruttore zen fallito, e cosa trovo?
Un bel bozzo e una strisciata elegante sulla fiancata. Un’opera d’arte moderna, se solo fossi un involontario collezionista di graffi.
Nel frattempo, da una Panda color — diciamo — “beige fecale”, scende una signora dall’aria innocente. Una di quelle nonnine che ti aspetti offrano caramelle e saggezza.
E invece no.
Fingendo di non sapere quello che aveva appena fatto, si dirige con passo svelto verso il tabaccaio dall’altra parte della strada, come se nulla fosse.
Casual. Invisibile. Ninja.
A quel punto la inseguo — sì, inseguo — perché aveva proprio la faccia di una che stava facendo finta di niente, e le faccio notare che ha appena dato un bacino un po’ troppo affettuoso alla mia macchina.
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